La Strega delle Rune

La Mia Luce

Intrecciata, avvolta nel manto, ingarbugliata, sono l'enigma dell'origine, la fonte del sapere e la foce del fiume della conoscenza. Sono l'orchidea che incanta il viandante nei boschi, sono il chiaro di luna che splende solitario sul nero della notte, sono la roccia levigata e incisa dalla mano sapiente della Dea. Sono la stele, la parola, la voce e la pietra.
La Mia Ombra

Umida, bagnata di sangue, la mente ebbra e visionaria. Sono la regina dell'oscurità più profonda del cuore e della mente, sono il fulcro di anima e ragione, sono il verbo che vede qui e oltre. Sono lo scalpello sulla pietra, la scintilla che guizza come un lampo dall'uomo alla terra.
Le Pietre

incisioni cantate
incisioni di sangue
incisioni di sorrisi
incisioni nel tempo
incisioni sulla pergamena
incisioni sulla stele
Gli Déi del Nord

Quattordici sono gli dèi [æsir] di stirpe divina che reggono la città di Ásgarðr, e parimenti quattordici sono le dee [ásinjur], non meno sante e potenti. Signore di Ásgarðr è Óðinn, e questi sono coloro che insieme a luigovernano la fortezza: Þórr, Baldr, Njörðr, Freyr, Týr, Bragi, Heimdallr, Höðr, Víðarr, Váli, Ullr e Forseti, a cui, quattordicesimo, va aggiunto Loki. Queste sono le dee: Frigg, Sága, Eir, Gefjun, Fulla, Freyja, Sjöfn, Lofn, Vár, Vör, Syn, Hlín, Snotra e Gná. Ma anche Sól e Bil sono annoverate tra le dee, e di loro abbiamo già parlato. Vi sono poi altre dee che servono nella Valhöll portando da bere agli einherjar: esse sono le Valkyrjur.
Runatal

Io so che da un albero al vento pendetti
per nove notti intere
ferito da una lancia
ed immolato ad Odino
io stesso a me stesso
su quell'albero che nessuno sa
da quali radici nasca.
Pane nessuno mi dette,
nè coppa per bere;
io guardai giù:
raccolsi le Rune,
dolorante le presi:
e giù caddi di là.
Nove canti magici
appresi dal noto figlio
di Bolthor, padre di Bestla,
e bevvi un sorso
del prezioso idromele,
attinto da Odhrerir.
Allora presi a prosperare,
a divenir saggio,
a crescere ed a star bene;
da una parola passai all'altra,
da un'impresa passati ad un'altra,
e così via.
Le rune troverai e facili segni,
segni molto forti,
segni molto potenti,
che dipinse il signore dei Vati,
che fecero i numi,
ed intagliò l'oratore degli Dei.
Odino fra gli Asi,
ma fra gli Elfi, Dain,
Dvalin fra i Nani,
Asvidh fra i Giganti,
io stesso ne incisi alcune.
Sai come si incide?
sai come si interpreta?
sai come si dipinge?
sai come si sperimenta?
sai come si prega?
sai come si immola?
Sai come si offre? Sai come si sacrifica?
E' meglio non pregare
che troppo immolare;
sempre il dono
attende una ricompensa;
è meglio non offrire
che far troppi sacrifici;
Memorie di Me
Melodie

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Sedeva fuori della sua dimora, la völva, l'antica Veggente, quando il vecchio Yggjungr le giunse dinanzi e in lei fissò lo sguardo, senza parlare. ― Che cosa vuoi sapere? Perché mi metti alla prova? ― sbottò la völva. ― Io so tutto, Óðinn! So dove Heimdallr ha nascosto il suo corno sotto quel sacro albero che si leva nell'aria tersa nel cielo. E so di quello scrosciare d'acque argillose alle sua radici, là dove hai pagato il tuo pegno. Io so dove hai nascosto l'occhio tuo, Óðinn! Nella famosa sorgente di Mímisbrunnr, là dove Mímir beve mjöðr ogni mattino! E tu, ne sai forse di più? Óðinn riconobbe il dono profetico della völva e le donò anelli e collane; le diede saggi consigli e le conferì la verga della profezia. Gli occhi di lei vedevano oltre i confini del mondo, nel passato più profondo e nel futuro più remoto. Non esisteva nei Nove Mondi creatura che più di lei sapesse spingere il suo sguardo lontano. Ella si levò e chiese silenzio. Poi cominciò a profetare. E questo è il suo canto.
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Sotto Le Stelle
Hanno scrutato le sacre pietre *loading* streghe
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I Segni sulla Pietra
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Eccolo che viene.
Arriva col vento,
a notte tarda,
quando
Non bussa,
non chiede,
entra.
Mi prende nel sogno,
avvolgendolo di seta nera.
Un sogno d’acqua, in mare.
Salato e pregno dei pensieri di ieri.
Un sussulto inatteso.
L’abbraccio corvino s’intreccia nell’aria
Disegnando la danza
cadenzata dal canto del gufo
che conduce all’ultimo lembo di pietra,
lo spillo di roccia
che separa il cielo dal mare,
il mare dalla terra.
Quassù
Dove solo il vento sa respirare
Tremo al fato,
nel salto che sarà
il tuffo all’ignoto conosciuto.
Il mare non può dolersi di questo.
La terra non può nuocermi.
Il cielo non lascerà che io fallisca.
Come se
La terra potesse spingermi da questo scoglio
Alzare la pietra e alterare lo stacco.
Come se
Il cielo potesse intrecciare una rete
Per intrappolarmi e impedire il salto.
Come se
Il mare potesse avvolgermi nell’abbraccio
E farmi sua senza più liberarmi.
La spada non serve.
La parola non ha potere.
È solo un sogno.
Un mondo antico e pur sempre nuovo.
Lo conosco, lo dimentico, lo rinnovo.
Tremo.
Il vento si fa forte.
Contro me.
Non per spingermi.
Respiro.
Chiudo gli occhi.
Il vento parla.
Una lingua che non comprendo.
Chiudo gli occhi.
Le mani intrecciate
Nella nera seta del vento
Mi lasciano libera
Di andare
Dove
Sarà il mio nuovo cammino.
Chino la testa.
No.
Indietro non posso tornare.
Lo so
Anche se il vento non ha detto niente.
Mi desto.
Questa polvere grigia
Si sta prendendo
La mia ombra e la mia luce.
Il cancello dietro me
Si spalanca
Tutto un tratto.
Davanti
Il vuoto
Incontaminato.
Salto.

SONGS OF INNOCENCE - SONGS OF EXPERIENCE

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino.
Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C’é veramente il male?
E’ gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí.
Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí.
Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.